Conseguenze dell’aperitivo

L’aperitivo della domenica. Il male.
In 4 ci siamo fatti 3 bottiglie di rosso, di cui una di Seghesio, una di Arele, una di Quattro Vicariati, una bottiglia di passito, più tre calici di passito in solitaria. E per concludere alla festa del mio paese 2 vodka alla menta e un sambuca tonic, tutto offerto.
Conclusione : nel tragitto verso casa ho rischiato di fare 3 incidenti, ho sboccato l’anima a casa tutta la notte.
Per i miei non ho digerito la mousse di frutti di bosco, dato che era viola quello che vomitavo. Mica potevo dire che, guidando, mi sono tirata nera con il vino.
Alla fine sono rimasta a casa sta mattina, non me la sentivo di andare a tirocinio. Poi tra urine e feci avrei avuto ancora di più lo sbocco facile.
Da domani sarà tutta un’altra storia.

È una sensazione strana, come se ogni cosa fosse tornata al proprio posto.
Come se avessi trovato un posto al mondo (“dove alla fine fare ritorno quando non c’è un posto dove andare” cit). Nessun sconvolgimento, tutto tace.
La tranquillità. Il senso di aver finalmente finito la mia lotta con i demoni del passato, e i ricordi si sbiadiscono, stingono come i vestiti al sole.
Certi luoghi non mi dicono più niente, e altri mi dicono tutto.
Aver trovato un equilibrio è bellissimo.
Non ho dimenticato niente, l’ho solo accantonato in un angolo remoto del cervello. E non mi fa più paura.
Sono felice così, ho amici che mi vogliono bene, mi sostengono, faccio festa se è l’occasione, ma ho messo la testa a posto. Basta con le cazzate, basta con le indecisioni, basta aspettare invano, basta piangersi addosso.
Mi sento viva.
Fino al prossimo momento di crisi.

L’unica differenza tra l’elastico al braccio e il laccio emostatico è il colore

volevosolountuobacio siamo sulla stessa barca, allora :’)

volevosolountuobacio siamo sulla stessa barca, allora :’)

La cantina

Vorrei dedicare un post a questo luogo misterioso e magico del canavese chiamato volgarmente “la cantina”.
Spesso, quando ci si ritrova tutti in cerchio in piazza, ognuno appoggiato alle proprie macchine, qualcuno dice “ma…. andiamo in cantina?”. È un rito, quando non si ha niente da fare, quando la serata sembra morta, verso le 11/11:30 si vede una colonna di auto percorrere la salita ripida e stretta verso questo locale.
Se vogliamo essere obiettivi, non è niente di che, ma quando si pronuncia la magica frase (la proposta di andarci, ndr), a molti si illuminano gli occhi e anche chi prima era stremato dalla giornata lavorativa dice che “un salto in cantina lo farei volentieri”.
Si va su sul tardi, perché prima non c’è molta gente, con il cielo stellato, con la neve, con la pioggia, la nebbia. Nulla può fermare un fan della cantina. Ma soprattutto nessuno lo può fermare. E tra queste persone ci sono anche io.
Per motivi tecnici pratici, che possono essere i più svariati, molta gente lascia la macchina parcheggiata sotto l’inizio della salita. Molti, compresa me, la lasciano sotto per evitare di trovare i caramba che spesso si appostano nella piazzola che c’è lungo la salita. Tutto questo per evitare l’alcool test. La salita, se si fa a piedi, è molto faticosa, anche se sono solo 100 metri.
Una volta arrivati si vede il parcheggio di fronte pieno, come anche quello nel boschetto di lato.
Il locale è molto piccolo all’interno, ed è tutto ricoperto di legno intarsiato, molto medievale e suggestivo. Essendo piccolo all’interno, la maggior parte delle persone sta fuori, dove ci sono delle panche e dei muretti su cui sedersi quando l’alcool inizia a fare i suoi effetti. Stando dentro si poga, stando fuori si beve e si fuma. E si fuma di tutto.
È aperta dal mercoledì al venerdì, raramente il sabato, e tutte le sere c’è il pienone.
Appena si arriva, si inizia a salutare quasi tutte le persone che ci sono, dato che sono tutte della zona, e a parlare del più e del meno : “Anche tu qua?” “Eh sì, dove vuoi che vada! “.
Finito questo lungo iter, si passa al bancone all’interno, sperando che ci sia Albi, uno dei due fratelli proprietari del locale, che fa sempre sconti sul bere. Ultimamente ci sono anche due cameriere che però quelle fanno pagare tutto a prezzo pieno. Si inizia con un caffè cubano, che lo fanno da dio. Rum caldo, caffè, panna liquida. Da bere rigorosamente d’un fiato. In seguito, chi vuole fare il fine si prende un bicchiere di passito, chi vuole ubriacarsi prende un linc o agua de valencia (loro cocktail), chi vuole partire leggero una birra di loro produzione, rigorosamente artigianale. Di solito io scelgo la seconda opzione e man mano che sale l’alcool inizio a scendere di gradazione con la birra. Se si ha fame, verso la mezzanotte iniziano a portare vassoi di pizza, che vanno subito a ruba.
La cosa caratteristica è che tutte le sere c’è sempre un gruppo che suona, e ovviamente non può mancare la gang del bosco.
Gli elementi che girano in cantina, non sono tirati. Lì ci puoi andare in tuta o anche in pigiama, è un posto tranquillo. Chi va con i tacchi e la mini gonna di solito ci mette piede una volta e poi non torna più.
È un luogo di ritrovo. Trovi persone che ti stanno antipatiche, altre a cui vuoi bene, e altre che ti stanno indifferenti. C’è un po’ di tutto. Ci sono molti casi umani, a dire il vero.
Ragazzi che tu fissano tutta la sera ma non ti parlano, altri che ci provano spudoratamente e altri che ti fai in momenti di follia alcolica.
Le cronache della cantina le ho già scritte in passato, e continuerò a farlo nei prossimi mesi. Ieri sera ha riaperto, ci siamo presi il diluvio universale, ma come sempre è stato bellissimo.
Festeggerò lì il mio ventesimo compleanno, e ho già paura.

L’orologio del sonno ha perso i colpi

Per 7 anni, nel tragitto casa - liceo/università, ho sempre dormito, la mattina. E mi sono sempre svegliata poco prima che dovessi scendere. Sapevo quando svegliarmi.
Fino a questa mattina.
Mi è capitato delle volte di svegliarmi a Porta Susa giusto in tempo di scendere dal treno e tuffarmi nella corsa alle scale mobili, ma oggi ho aperto gli occhi e ho visto che fuori dal finestrino c’era qualcosa che non andava.
Mi sono svegliata a Moncalieri. E sono scesa tra mille bestemmie.
Conseguenza : mezz’ora di ritardo in ospedale, gente che mi chiama chiedendomi di correre che oggi a quanto pare si sono divertiti a fare day hospital senza un reale motivo, e non ho fatto colazione.
Da domani metto la sveglia all’ora dell’arrivo del treno a Porta Susa.

Una cover degna di nota

(Fonte: Spotify)

Anonimo ha chiesto: Speriamo!!! Cmq aspetto tuoi nuovi post, quelli precedenti mi hanno appassionato moltissimo :)

Ahahah grazie :D Buona fortuna!

Anonimo ha chiesto: Probabile!:)sono una ragazza e spero l'anno prossimo di trasferirmi a Torino e frequentare la specialistica al polito...Ho timore,ma allo stesso tempo la curiosità di chi potrò conoscere e ho chiesto un tuo parere perché da cm leggo 6 molto sincera

Naaaa non c’è motivo di avere paura! E’ un modo per iniziare una nuova strada! Le amicizie si costruiscono col tempo, c’è un sacco di gente strana, ma anche gente normale! Ho solo incontrato le persone sbagliate :D

Anonimo ha chiesto: why spread hate?

Because people spread hate on me, caro sconosciuto

Anonimo ha chiesto: Che corso di laurea frequenti? In alcuni post hai parlato di ragazzi del polito, come sono?

Frequento Tecniche di Laboratorio Biomedico, a Torino, e sono al secondo anno. Al poli sono stata giusto un mesetto, il tempo che uscissero i risultati del test per le professioni sanitarie. L’ambiente è bello, e per i ragazzi… dipende chi trovi! Tutti quelli che ho conosciuto/conosco sono rincoglioniti, magari è colpa degli effetti collaterali di Analisi. Perché questa domanda anon?

Ragazze che in treno, per sentirsi fighe, sussurrano le canzoni che ascoltano alle cuffie, nella speranza che il ragazzo di fronte degni loro di uno sguardo. Poi ovvio che se ascolti i modà o laura pausini lui non ti dà retta, suvvia

"Le migliori serate sono iniziate con “Io stasera non bevo”, le migliori amicizie con “Quella li mi sta proprio sul cazzo”, i migliori amori con “Io con quello? Mai”."

(via tuttoprofondamenteconfuso)

(via amoqualsiasicosadite)

proflower:

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proflower:

(Fonte: reminis-zenz, via sfoghidiunavitacomplicata)

Gli effetti collaterali del mare di notte. Mio fratello torna gagno dell’asilo e si tuffa in mare. Poi si lamenta dei vestiti bagnati.